Non esiste progresso senza errori

Non esiste progresso senza errori

Apr 18th, 2013

Riskope ringrazia Luca Calderan per questo suo contributo.

Il successo è la capacità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo.” (Success is the ability to go from one failure to another with no loss of enthusiasm)

 Winston Churchill

 Con queste parole si potrebbe cominciare il ragionamento di oggi su un argomento che è spesso fonte di angoscia e di vergogna nel panorama italiano: la possibilità di sbagliare e l’importanza dell’errore.

 Spesso vi è infatti una credenza diffusa e generata dalla paura di affrontare i dati reali che spinge a trattare gli errori come se si potessero combattere con un incantesimo, capace di tenerli alla larga dall’azienda o dal settore di riferimento.

Un altro problema è che spesso gli errori sono estrinseci e radicati, al punto da essere diventati prassi di cui nessuno ricorda l’origine, ma che vengono portati avanti perché “si è sempre fatto così”.

Cìò può essere comprensibile in un panorama fatto di frammentazione e di aziende dimensione medie o piccole, spesso in competizione tra loro e quindi ben lontane da un’analisi di mercato globale che consenta di capire le logiche e di inserirsi in modo innovativo.

Tuttavia questo non è vero per tutte le aziende e negli ultimi anni si è vista la capacità di alcune start-up, libere dai vincoli del passato e concentrate unicamente sul far bene nel proprio settore concentrandosi sulle proprie capacità, che hanno saputo conquistarsi anche importanti parti di mercato.

Come spesso accade però basta guardare ai cugini anglosassoni per vedere che questo modo di vedere era già in atto anni fa e probabilmente anche in molte aziende italiane, che però spesso hanno col tempo dimenticato la propria vision.

Ad esempio nel 1966 un ingegnere britannico, di nome Pugsley, ha dichiarato che “una professione che non fa errori è una professione che non progredisce”.

Spesso infatti quello che a prima vista appare come un errore potrebbe diventare un modo alternativo di vedere i processi aziendali o di affrontare la situazione in un contesto mutato, che può aver trasformato i vecchi “errori” in soluzioni vincenti.

Questo è ovviamente un paradosso ma può essere utile per mostrare la necessità di cambiare alcuni degli elementi con cui siamo soliti valutare l’economia e lo stato di salute delle aziende.

Gli elementi dell’economia classica consentono infatti un’analisi “perfetta” basata su modelli statici, ma gli eventi degli ultimi anni ci hanno mostrato come cambiamenti (talvolta globali) possano avere effetti devastanti e provenienti da campi che si tendeva a sottovalutare.

Passando ai giorni nostri si può notare come Tata Motors avesse inventato il programma “Dare to Try”, segnalato anche su Sunday Times, per stimolare i dipendenti ad essere innovativi e premiare anche gli errori, perché magari da lì si sarebbero potute trovare soluzioni innovative e magari risolvere poi problemi strutturali.

Ratan Tata, l’ex presidente del gruppo era solito dire che i fallimenti sono come una miniera d’oro per una società.

Oggi molte grandi aziende, anche sul territorio italiano, hanno capito l’importanza di ascoltare il personale, nella segnalazione di proposte di miglioramento, che è un modo elegante per descrivere gli errori di organizzazione per poter porre in atto strategie mirate.

L’unica cosa da tener presente è di saper inserire una corretta analisi del rischio, che permetta di capire quanto l’errore possa incidere realmente sull’andamento dell’azienda o sul lancio di un prodotto nuovo.

Perciò non abbiate paura di sbagliare, perché solo così si può recuperare la capacità di osare che è un elemento necessario per competere, progredire ed eccellere.

E per chiudere può venirci in aiuto una citazione da un altro presidente americano:

È molto meglio osare cose straordinarie, vincere gloriosi trionfi, anche se screziati dall’insuccesso, piuttosto che schierarsi tra quei poveri di spirito che non provano grandi gioie né grandi dolori, perché vivono nel grigio e indistinto crepuscolo che non conosce né vittorie né sconfitte.

Franklin Delano Roosevelt

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Category: Consequences, Hazard, Probabilities, Risk analysis, Risk management, Tolerance/Acceptability

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